Potatura del Gelso

In questa guida parleremo della Potatura del gelso dalle prime fasi iniziali di allevamento alla potatura di produzione. Le tecniche di taglio che riguardano questa pianta sono semplici da attuare e non richiedono particolari conoscenze tecniche. Il discorso invece diventa più complesso se si considera il recupero di alberi di età avanzata oppure di quelli che hanno subito il classico intervento di capitozzatura.

Prima di inoltrarci nelle fasi dettagliate che descrivono come potare il gelso è importante capire bene com’è fatta la pianta, il suo aspetto naturale, quale tipo di ramificazioni è necessario eliminare e quale invece si deve preservare per assicurare una buona produzione di frutti.

Portamento e caratteristiche della pianta

Il gelso è un tipico fruttifero a portamento arboreo, la pianta è un albero a chioma espansa che raggiunge altezze di circa 9 metri e un espansione leggermente più ampia che arriva al massimo a 10 metri. Di gelso esistono due specie principali, la prima è il Gelso nero (Morus nigra) e la seconda è il Gelso bianco (Morus alba). Di queste due specie probabilmente quella più diffusa è la specie di Gelso nero e le sue relative cultivar, le bianche sono più rare. In particolare nel sud Italia è diffusa la varietà Morus nigra dentata caratterizzata dalla produzione di frutti molto scuri.

La specie di Malus nigra (Gelso nero) ha una chioma con delle dimensioni più ampie,un altezza di circa 12 metri e un espansione di 15 metri in piena età di sviluppo. Tuttavia queste differenze non sono significative ai fini della potatura ed entrambe necessitano degli stessi interventi, l’unica accortezza è la distanza di impianto che dovrà essere maggiore nella varietà nera.

Queste due specie e le varie cultivar esistenti non vengono coltivate per la sola produzione di frutti, esse infatti sono dotate di un prezioso fogliame ornamentale e per questo vengono impiegate anche come piante d’ornamento. La specie M. alba inoltre è utilizzata principalmente per la produzione di fogliame destinato all’alimentazione del baco da seta.

Generalmente la pianta di gelso è monoica ciò significa che produce fiori maschili e femminili sullo stesso albero, questa però non è la regola poiché alcune cultivar di gelso nero sono dioiche e quindi per la fruttificazione è necessaria la coltivazione sia di piante maschili che femminili. Se si è provveduto a coltivare in passato una varietà nera e la produzione di frutti è assente è molto probabile che la pianta sia dioica e nelle vicinanze siano assenti altri esemplari. La fruttificazione per le piante coltivate da astone avviene molto precocemente, è possibile raccogliere i frutti già dal terzo-quarto anno.

I fiori maschili sono facilmente distinguibili, sono caratteristici amenti allungati posti all’apice di un lungo peduncolo, quelli femminili invece hanno una forma ovoidale e hanno un peduncolo ridotto. L’impollinazione è anemofila quindi è necessario che le piante dioiche siano collocate non molto lontane.

Così come la chioma anche l’apparato radicale è molto espanso arrivando a raggiungere quasi le stesse dimensioni, circa 7-8 metri.

Lo sviluppo dei gelsi è particolarmente lento con alcune differenze a seconda della specie coltivata. In genere le piante molto longeve raggiungono i 3-4 metri di altezza dopo 10 anni dalla messa a dimora, dopo circa 30 anni raggiungono i 9-10 metri per continuare a svilupparsi lentamente negli anni seguenti.

Forme di allevamento

Le piante di gelso allevate per l’ottenimento di foglia per il nutrimento delle larve di Bombyx mori (baco da seta) prevedono l’impostazione a forma libera. Questa esigenza nasce dal fatto di contenere i costi di manutenzione e ridurre al minimo gli interventi di taglio.

Di conseguenza non essendo un frutto molto richiesto ci si limita alla forma libera anche per le piante coltivate allo scopo di produrre frutti, non si registrano infatti aumenti positivi nella produzione con l’impiego di altre forme di allevamento.

La pianta può essere allevata con molti tipi di impostazione poiché si adatta bene alla guida e alla piegatura dei rami, è così possibile conferire le varie forme appiattite oppure quelle in volume.

Per i sesti di impianto si preferisce tenere uno spazio abbastanza ampio con almeno 7 metri tra le piante e 5 o 6 metri tra i filari.

Potatura di formazione

La potatura di formazione per i singoli esemplari viene fatta sulla base del portamento naturale della pianta quindi si concentrerà sull’assecondare il più possibile la chioma nel suo sviluppo.

La pianta di gelso resiste bene ai forti tagli di potatura e per questo è possibile correggere lo sviluppo anche di quelle piante più anziane cercando successivamente di adattare le nuove ramificazioni secondo la forma scelta.

Forma naturale

Per allevare un gelso secondo la forma naturale si può partire da piante coltivate da seme o come più spesso accade da piante coltivate direttamente in vivaio che hanno già 3-4 anni di età.

Nel secondo caso di darà subito il via agli interventi di selezione delle branche principali che in genere sono 3 o 4. Si procede con l’eliminazione delle branche in eccesso nella parte inferiore del fusto e si lasciano le 3-4 branche principali che dovranno avere lo stesso grado di sviluppo.

Nel secondo anno di coltivazione si controllerà la vigoria delle branche e si accorceranno in lunghezza fino ad un terzo della loro estensione quelle ramificazioni particolarmente vigorose.

Negli anni successivi si dovrà osservare lo sviluppo della pianta ed effettuare delle cimature sui getti e le ramificazioni più sviluppate delle altre tenendo in considerazione che l’aspetto della chioma deve essere globoso e soprattutto equilibrato.

Altre forme di allevamento

Come già accennato le forme con cui è possibile allevare il gelso possono essere varie. Tuttavia quelle particolari come le diverse forme appiattite sono riservate alle cultivar più ornamentali come quelle che presentano foglie laciniate.

Potatura di produzione

Nel gelso non c’è una vera e propria potatura di produzione anche se tramite gli interventi di taglio si possono ottenere minimi incrementi di produzione.

Annualmente nel periodo di fine inverno quando il pericolo delle gelate tardive è ormai scomparso si possono praticare dei tagli rimuovendo dapprima le ramificazioni malate e/o danneggiate. Successivamente si potrà sfoltire la chioma eliminando le ramificazioni intricate che andranno a creare troppa ombra. La chioma deve risultare e equilibrata e con una buona areazione all’interno, i rami perciò devono essere abbastanza distanti e non troppo folti.

Potatura di rinnovo

Se si possiede un gelso della varietà bianca che ha subito numerose capitozzature annuali per stimolare la produzione di vegetazione si possono notare i segni delle grosse cicatrici. Per ristabilire un equilibrio in queste piante è necessario prima di tutto assicurarsi che le nuove branche che si sono venute a formare in seguito ai tagli siano equilibrate e non troppo sviluppate.

Dopodiché si procederà alla riduzione dei rami per circa un terzo della loro lunghezza contenendo così le dimensioni della chioma.

Le altre operazioni di potatura di rinnovo riguardano il taglio delle ramificazioni ormai divenute vecchie e improduttive più tutte quelle malate o eventualmente danneggiate.

Potatura verde

Sul gelso non viene effettuata alcuna potatura verde, i tagli di potatura devono essere praticati sempre nel periodo di quiescenza della pianta.

Altri accorgimenti

Il gelso tollera bene i tagli numerosi ma non si deve commettere l’errore di praticare capitozzature esagerate a meno che non si voglia ottenere un esemplare unicamente decorativo e che abbia il fine di fornire ombra ad una zona dell’abitazione o del giardino.

In questi casi è possibile praticare una cimatura del getto principale su piante coltivate aventi un età di 2-3 anni. Con questa tecnica si favorirà la produzione di branche laterali stimolando in modo particolare la produzione di vegetazione verde negli anni successivi dello sviluppo del gelso.

Un altra pratica da evitare è quella dei tagli fuori stagione. In questi casi infatti in seguito all’accorciamento di rami e branche più o meno spesse si avrà una forte perdita di linfa della pianta, oltre al pericolo di inoculo di malattie, ciò comporta un forte stress.

Infine come regola generale gli interventi di potatura del gelso si praticano a fine inverno quando le gelate tardive sono scomparse.

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