Verticillosi

Descrizione

La verticillosi anche detta Tracheoverticillosi è una malattia fungina provocata dall’agente eziologico Verticillium albo-atrum. In America la malattia è conosciuta come “Black Heart” ovvero cuore nero.

C’è anche un altro agente eziologico chiamato Verticillium dahliae che porta gli stessi sintomi alle piante colpite.

Entrambe le forme del fungo sono formate da conidi ialini ovvero semi-trasparenti che si presentano come una goccia in essi le spore sono unicellulari e di forma ellissoidale.

Piante colpite

Le pianta colpite dalla verticillosi  sono moltissime se ne contano più di trecento. Tra esse ci sono essenze forestali come il pioppo, piante ortofrutticole e piante da frutto.

Tra le piante più sensibili ci sono l’olivo, il tiglio, acero e il prugnolo pianta spontanea nelle zone collinari.

Ciclo di vita

Il fungo parassita può vivere nel terreno anche per molti anni. Lo sviluppo del fungo è favorito da una temperatura che va dai 21 ai 24 gradi.

Il fungo presente nel terreno attacca dapprima le radici poi risale verso i vasi dello xilema e raggiungendo i rami ostruisce i vasi vitali provocandone una lenta necrosi.

Una volta insediati nella linfa le spore rilasciano delle sostanze tossiche per la pianta che vengono così trasportate dalla linfa della pianta nei vari organi.

Verticillium albo-atrum verticillosi

Danni

Il danno come già accennato è una necrosi della parte epigea della pianta. L’infezione non si manifesta sempre con una certa rapidità, possono volerci anche mesi affinché si rinvenga l’avvizimento della pianta.

All’interno della sezione dei rami attaccati è possibile vedere le parti necrotiche dello xilema in particolare dell’alburno. Oltre alla parte necrotica si possono osservare delle fasce verdastre e alcune più scure.

All’esterno la pianta può sembrare ancora sana ma se si osserva attentamente si possono rinvenire dei rami secchi dove il fungo ha già iniziato la sua attività.

Tra gli altri segni che possono variare da pianta a pianta si ha una clorosi fogliare ovvero le foglie cambiano di colore tendenzialmente assumendo prima un colore giallo poi sul marrone infine necrotizzano.

Sulle piante predisposte al ricaccio dei polloni basali si può manifestare un marcato rigermogliamento di questi e anche nella zona della chioma si manifesta una nuova germogliazione.

Metodi di difesa

Per la lotta chimica alla verticillosi si può agire tempestivamente all’inizio della primavera effettuando dei trattamenti a base di ossicloruro di rame oppure con poltiglia bordolese.

Nel primo caso va ripetuto un trattamento dopo 15-20 giorni nel secondo caso si può attendere 30 giorni per effettuare di nuovo il trattamento. È importante irrorare la chioma e tutta la ramificazione affinché i conidi che si sviluppano lungo i rami vengano bloccati dal trattamento.

Tra le buone pratiche agronomiche c’è la potatura di rimonda che si effettua in autunno, questa prevede un taglio al disotto della parte malata, sono facilmente riconoscibili i rami rinsecchiti lasciando scoperta la parte del legno sano che poi verrà occlusa con del comune mastice da potatura. Tutte le ramaglie potate e le foglie dovranno essere bruciate per evitare il diffondersi della malattia.

Per evitare la malattia conosciuta oramai da anni in commercio sono vendute delle specie che resistono particolarmente bene alla malattia. Se si ha intenzione di coltivare un nuovo frutteto o anche una singola pianta è bene specificare al vivaista l’esigenza di una specie robusta. Le piante tenute in vivaio sono comunque soggette a controlli e curate costantemente.

Infine per le piante colpite per più del 50% è inutile un tentativo di risanamento, è più produttivo espiantarle e sostituirle con cultivar più resistenti. Dopo l’espianto è bene disinfettare il terreno con ossicloruri di rame o equivalenti.

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