Marciume radicale fibroso, Armillaria mellea

Descrizione

Si chiama marciume radicale fibroso e consiste in una patologia originata dal fungo Armillaria mellea della divisione Eumycota. È una malattia molto comune che interessa specie di ogni tipo e provoca danni ingenti alle colture da reddito.

È un fungo molto polifago spesso parassita secondario può essere prevenuto tramite diversi metodi ma è bene conoscere a fondo la sua natura e i danni che provoca, al fine di fare una corretta diagnosi e applicare i dovuti trattamenti.

Piante colpite

Le piante colpite dal marciume radicale fibroso sono tante e di origine molto diversa tra loro. Anche le piante da frutto sono soggette a questa malattia fungina alcune di esse risultano più resistenti altre meno, tra quelle più importanti ci sono:

  • Melo
  • Pero
  • Albicocco
  • Pesco
  • Ciliegio
  • Altre Drupacee e pomacee minori
  • Vite
  • Olivo
  • Piante da frutto minori e piccoli frutti
  • Pioppo
  • Ligustro
  • Molte specie di arbusti e alberi
  • Piante rampicanti come la Wisteria
  • Rododendro
  • Azalee

Le piante colpite in genere sono quelle che presentano segni di deperimento e che hanno carenze nutritive ma possono essere colpite anche le piante in piena salute soprattutto se il terreno presenta le caratteristiche ideali per lo sviluppo dell’agente patogeno.

Ciclo di vita

Il fungo Armillaria mellea si sviluppa in modo particolare in quei terreni poco drenati, ricchi di umidità e soventi colpiti da ristagni idrici. Riesce a sopravvivere negli scarti vegetali, nel fogliame e nel terriccio a base delle piante, nelle porzioni di corteccia e di piante precedentemente infettate nella forma di fungo saprofita. Inoltre può sopravvivere nel terreno sotto-forma di rizomorfa anche per 5-6 anni.

Il fungo si riproduce tramite spore emesse dai corpi fruttiferi, queste possono raggiungere grandi distanze trasportate dal vento, raggiungendo le piante ospiti possono riprodursi nel caso di condizioni favorevoli.

Oltre alle spore il fungo può propagarsi anche tramite le rizomorfe organi molto simili alle radici delle comuni piante. Questo metodo di propagazione permette al fungo di diffondersi anche su piante vicine non ancora infette.

Danni

Il marciume radicale fibroso potrebbe essere confuso con il marciume radicale da Phytophthora o con il marciume del colletto ma ci sono alcune differenze sostanziali che ne aiutano il riconoscimento.

I primi segni che si possono manifestare alla parte aerea della pianta sono ingiallimento fogliare e filloptosi delle foglie ovvero caduta. Questi sintomi sono accompagnati sempre da uno stato di deperimento che interessa l’intera pianta.

I danni principali si verificano all’altezza del colletto della pianta, nel caso dell’olivo in corrispondenza del pedale, il danno si estende anche alla parte superiore dell’apparato radicale. Nelle piante legnose si può notare un distaccamento della corteccia in questi punti, al disotto del quale si notano ampie zone necrotiche, il legno risulta avere col tempo un aspetto fibroso e stopposo. In queste parti sono visibili delle ampie macchie di colore bianco che si estendono anche all’esterno ricoprendo la corteccia.

Queste parti bianche sono il micelio del fungo definito anche feltro miceliare. Con il passare del tempo dal micelio, che diventa progressivamente più scuro, si sviluppano le ife di colore chiaro inizialmente che con il tempo scurisce.

Le ife si trasformano in rizomorfe, da esse il fungo può diffondersi su piante vicine e infettare la vegetazione circostante, l’ultimo stadio del fungo Armillaria mellea sono i corpi fruttiferi che hanno l’aspetto classico di un fungo con colore bianco crema e marroncino chiaro nella parte alta del cappello. I funghi di questa specie sono commestibili e prendono il nome di ‘chiodini’. Tuttavia si tratta sempre di una malattia da combattere poiché su piante ornamentali e fruttiferi provoca danni seri.

Marciume radicale fibroso, Armillaria mellea Corpi fruttiferi

Metodi di difesa

Per contrastare il marciume radicale fibroso ci sono diversi metodi, alcuni rientrano nelle metodologie di difesa diretta altre invece sono di natura preventiva.

Come ampiamente descritto in precedenza le condizioni ideali di sviluppo dell’agente eziologico sono l’umidità del terreno e lo scarso drenaggio delle acque. Queste condizioni di elevata umidità possono essere risolte in fase di messa a dimora delle piante ma a volte possono presentarsi anche in fase di sviluppo e in questi casi bisogna agire individuando in tempi brevi la causa di tali ristagni.

In questo caso si potrebbe pensare ad una non corretta gestione delle acque dei canali che circondano il terreno oppure ad un ruscellamento delle acque che si verifica in seguito alla mancata prevenzione in terreni scoscesi. Queste condizioni sono aggravate dalla compattezza del terreno che anche se risponde in gran parte all’esigenza della pianta non permette il drenaggio dell’acqua.

Tutte queste considerazioni rientrano nelle corrette pratiche idraulico-agrarie, consigliamo la lettura delle schede di coltivazione presenti nel sito per avere un idea delle tecniche di piantumazione delle singole specie.

Oltre ai metodi di prevenzione esistono alcuni metodi di lotta diretta contro il marciume radicale fibroso che possono avere grande successo a patto che la malattia non sia degenerata, sono efficaci quindi sulle piante che presentano sintomi contenuti e manifestano ancora un aspetto più o meno in salute. In questi casi la prima operazione da fare è una rimozione della terra attorno al colletto della pianta, si definisce sconcamento e deve interessare una zona abbastanza ampia tale da scoprire le prime radici fino al colletto.

Una volta messe a nudo le parti sensibili che vengono attaccate dal fungo bisogna immediatamente eliminare le parti del micelio raschiando fino a togliere gran parte dalla superficie ma senza scoprire l’eventuale legno vivo e sano. L’operazione successiva è di sterilizzazione e richiede l’impiego di prodotti tipo sali di rame o ferro che serviranno per inibire l’azione del fungo bloccandone la crescita e portandolo alla morte.

Trattamento delle piante non recuperabili

Spesso nei casi in cui non si ha particolare esperienza nei confronti di malattie di questo tipo oppure non si fa in tempo ad attuare le dovute contromisure è necessario eliminare totalmente la pianta dal luogo anche perché in stadi avanzati non è possibile curare la pianta.

In questi casi l’operazione prevede il taglio della pianta che a seconda delle dimensioni dovrà richiedere tutte le precauzioni del caso, in piante di grossa taglia si effettua prima una sfoltitura dei rami e poi si procede al taglio del tronco. Dopodiché si lascerà per qualche mese che l’azione del sole blocchi lo sviluppo del fungo, l’operazione dunque andrebbe iniziata nel periodo primaverile.

L’apparato radicale dovrà essere eliminato ma non prima di averlo scoperto dal terreno, così facendo si aumenterà ulteriormente l’azione del sole. Dopodiché si effettuerà un intervento disinfettante utilizzando sempre sali rameici da distribuire in modo uniforme sull’area delle radici e in misura maggiore sulla zona del colletto del tronco. Per essere sicuri della corretta efficacia delle procedure messe in atto si potrà effettuare l’eradicazione dell’apparato radicale e lasciare la buca scoperta durante il periodo invernale sfruttando l’azione del gelo.

In casi di gravi infestazioni si può ricorrere all’aiuto di ditte specializzate che con l’impiego di fumigazioni possono debellare definitivamente il fungo evitando contagi nelle colture successive. Contemporaneamente a queste azioni è bene individuare e provvedere quanto prima alla corretta gestione delle acque reflue del terreno, in caso il problema risiedesse nella struttura del terreno quindi in caso di terreni molto compatti è necessario effettuare delle correzioni per evitare il ripetersi di ulteriori danni in futuro.

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