Cancro della corteccia, Endothia parasitica

Descrizione

Il cancro della corteccia che nello specifico a seconda della pianta colpita assume diversi altri nomi è una malattia di origine fungina provocata dal fungo Endothia parasitica.

La malattia in questione viene spesso chiamata con i nomi di:

  • Cancro della corteccia del castagno
  • Cancro della corteccia della quercia
  • Cancro della corteccia dell’Acero

Si tratta comunque sempre della stesso agente eziologico e i danni sono praticamente identici in tutte le piante con qualche piccola eccezione.

La sua diffusione ha avuto inizio già dagli anni ’30 nel nostro paese e attualmente è ampiamente diffusa su tutto il territorio nazionale. La lotta a questa malattia si ritiene opzionale soltanto nei casi in cui infesti piante spontanee suscettibili e comunque è limitata a pochi esemplari. Per quanto riguarda invece il castagno è necessario effettuare la lotta per evitare pericolose conseguenze.

Piante colpite

Le piante colpite dal cancro batterico della corteccia sono varie, ci sono molte essenze ornamentali come le varie specie di Quercus spp., gli aceri e le piante da frutto e selvatiche di Castagno.

Ciclo di vita

L’inoculo del fungo avviene a carico delle parti legnose della pianta e nello specifico attraverso le lesioni presenti sulla corteccia. Una volta penetrato all’interno di essa Endothia parasitica raggiunge lo strato più profondo fino al midollo. Il fungo così inizia a produrre tossine che a contatto con i vasi linfatici provocano la morte del tessuto che assume progressivamente una colorazione scura.

La riproduzione del fungo avviene all’interno degli strati della corteccia e sulle ramificazioni morte disseccate e cadute a terra. I corpi fruttiferi che si sviluppano al disotto delle fessurazione producono delle spore che vengono diffuse facilmente dalla pioggia la quale penetra senza ostacoli nelle ampie fessurazioni. Queste spore possono comparire in diverse forme sia in primavera che in autunno.

Le spore autunnali definite ascospore vengono invece diffuse dal vento e possono raggiungere così distanze notevoli contaminando le piante ospiti.

Danni del cancro della corteccia

I danni si verificano in modo più o meno accentuato su tutta la pianta. I primi segni visibili della malattia si possono costatare dapprima sul fogliame nella parte alta della chioma (anche se questi segni sono difficili da identificare in piante arboree di alte dimensioni), secondariamente e via via con l’insediarsi del fungo su tutte le ramificazioni, sul tronco e sui polloni.

Come accennato nel ciclo di vita il fungo esso emette delle sostanze tossiche che si diffondono nei vasi linfatici, i legno inizia ad imbrunire e a risultare a tutti gli effetti morto incapace di svolgere la sua funzione. I segni sulle piante si possono facilmente identificare a livello della corteccia sia del tronco principale che delle ramificazioni. Lo strato più esterno inizia a fessurarsi e a spaccarsi in direzione longitudinale.

Sui rami più giovani il cancro della corteccia si può identificare dalle tacche depresse di colore marrone scuro con sfumature di rosso, tale sintomo a volte può diffondersi rapidamente provocando la morte del ramo nella parte superiore.

Le spaccature che si verificano sul legno maturo possono evolversi in tempi più o meno brevi a seconda della gravità dell’infestazione. Il legno fessurato rivela la parte sottostante che può manifestarsi in genere con un aspetto suberoso o feltroso di colore giallo. Questo è l’aspetto del micelio del fungo che in seguito produrrà dei corpi fruttiferi: piccoli punti neri o di colore scuro con un diametro di 2-3 millimetri. Dai corpi fruttiferi si formano in seguito le spore.

Tutte queste manifestazioni in maniera più o meno marcata portano al conseguente disseccamento delle parti legnose, se non controllata la malattia conduce la pianta alla morte.

Metodi di difesa

I metodi di difesa contro il cancro della corteccia sono vari. I primi metodi applicabili rientrano nelle buone pratiche agronomiche. Per quanto riguarda strettamente il castagno che risulta essere economicamente la pianta più importante da salvaguardare contro questa malattia è importante applicare tutte le pratiche di corretta gestione sia del suolo che la cura delle piante anche di altre malattie comuni.

In secondo luogo si dovrà prestare attenzione alla corretta gestione degli scarti di potatura, al riguardo consigliamo la lettura della guida alla potatura del castagno per comprenderne i concetti fondamentali che sono strettamente legati al metodo di diffusione del fungo. In sintesi nelle fasi di potatura è necessario osservare bene le ramificazioni e accertarsi della presenza o meno del fungo su di esse.

Gli scarti di potatura vanno eliminati e possibilmente sempre in rispetto delle norme vigenti nel proprio comune, bruciati per eliminare ogni possibile traccia del cancro della corteccia. Altra pratica che via via con il tempo sta andando a svanire è l’uso dei pali di castagno per il sostentamento dei giovani fruttiferi, al loro posto è preferibile utilizzare legno immune da malattie o alternative come pali in materiale non vegetale.

Le piante soprattutto quelle di castagno tentano, limitatamente alle loro capacità, di contrastare il fungo producendo rimarginazioni e cercando di ostacolare la penetrazione del fungo. Questo fenomeno è stato osservato principalmente studiando alcuni ceppi meno virulenti del fungo. La lotta comunque è caldamente consigliata per evitare successivi focolai.

Oltre alle già citate operazioni colturali si possono attuare anche altre metodologie e scelte che limitano la presenza del cancro della corteccia, tra di esse:

  • L’impiego di varietà resistenti soprattutto per le piante di castagno, risultano essere meno soggette ad attacchi i castagni Cino-Giapponesi.
  • Operazioni di innesto e potatura controllate.
  • Utilizzo di piante, astoni o porzioni di pianta di origine controllata, non infette reperite in vivai specializzati.
  • Operazioni di dendrochirurgia, ovvero risanamento delle parti colpite con l’eliminazione di legno malato. Queste sono operazioni consigliate in piante sane non afflitte da grave infestazione.
  • Disinfezione delle parti malate con prodotti rameici sia in caso di risanamento sia nel momento della potatura.

Un altra pratica efficace è la conversione dei castagneti da frutto in castagneti cedui, la pratica prevede l’eliminazione dei polloni che favoriscono la resistenza naturale della pianta.

Lotta biologica

In laboratorio e successivamente tramite esperimenti pratici si è potuto costatare come le piante che riescono a limitare la proliferazione del fungo hanno più capacità di resistenza alle gravi infestazioni e risultano praticamente immuni.

Gli studi condotti hanno sfruttato questa resistenza delle piante per studiare meglio il comportamento del fungo, tramite ricerche si è capito che esistono ceppi meno virulenti di Endothia parasitica i quali possono essere ibridati con quelli più aggressivi al fine di inibire la pericolosità del fungo e sfruttare unicamente la capacità delle pianta all’auto difesa.

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