Cancro batterico del mirtillo gigante

Descrizione

Si tratta di una pericolosa malattia batterica causata da Pseudomonas syringae pv. syringae agente eziologico che è causa di altre malattie simili su diverse specie da frutto.

La diffusione di questo batterio è ampia nel centro e nel nord dell’Europa, nel nostro paese si sono registrati diversi casi soprattutto al nord. È una malattia che si sviluppa principalmente in caso di annate favorevoli, primavere umide e piovose, gelate tardive e altri fenomeni simili possono favorirne la diffusione.

Piante colpite

La pianta principalmente colpita dal cancro batterico del mirtillo gigante è appunto il mirtillo. Su altre piante dove il batterio è attivo i sintomi sono a volte differenti, le piante suscettibili al cancro batterico comunque restano molte.

Ciclo di vita

L’attività del batterio ha inizio già nel periodo invernale e nei mesi più freddi sono subito visibili delle fessurazioni sulle giovani ramificazioni. L’infezione vera e propria comincia nel periodo autunnale quando la pianta perde il fogliame. Il batterio si diffonde facilmente in condizioni di umidità e con temperature comprese tra 10 e 20 gradi. Una volta raggiunta la parte aerea della pianta può facilmente penetrare all’interno insediandosi nei tessuti dei rami, penetrando lo xilema e il floema.

I metodi di contaminazione sono vari, il batterio infatti può essere trasportato da un gran numero di insetti (si definiscono insetti vettori) come api, e altri insetti pronubi. Il batterio è totalmente innocuo agli insetti vettori ma una volta che entra in contatto con le piante ospiti si diffonde in esse provocandone i sintomi tipici.

La conservazione del batterio avviene nei cancri delle ramificazioni colpite, in porzioni di tessuto della pianta precedentemente colpita e rimasta nei pressi della coltura, inoltre può trovarsi nelle gemme e nella corteccia delle piante infettate precedentemente. Il batterio riesce comunque a svernare anche su altre specie vegetali vicine.

L’attività del batterio rallenta sensibilmente e si blocca del tutto a temperature superiori ai 25 gradi, nel periodo invernale invece non cessa totalmente la sua attività.

Danni

I danni si verificano a carico delle ramificazioni di un anno di età, spesso ma non è la regola, le fessurazioni presentano un essudato gommoso di colore trasparente o leggermente colorato di giallo quando si verificano le secrezioni gommose la contaminazione è già avvenuta nell’estate precedente o comunque nel periodo di vegetazione. Oltre alle ramificazioni vengono interessate anche le infiorescenze e i giovani germogli in via di formazione.

Con l’avvento della primavera le lesioni sviluppano cancri di forma irregolare che hanno una dimensione ridotta di circa 1-2 mm, queste macchie hanno dei contorni netti e ben definiti, di solito hanno una colorazione nera o poco più chiara.

Questi sintomi si estendono progressivamente a tutta la lunghezza del ramo interessando anche i germogli che in poco tempo disseccano arrestando il loro sviluppo. Il cancro batterico può interessare anche la parte interna del ramo estendendosi in profondità fino ai tessuti interni, in questi casi si ha un interruzione del trasporto di linfa all’estremità superiore con conseguente disseccamento.

I rami colpiti presentano un ripiegamento che parte dall’apice assumendo l’aspetto di una fronda di felce in formazione (bastone pastorale). Le foglie delle ramificazioni interessate iniziano ad assumere una colorazione tendente all’arancio, con il passare del tempo disseccano totalmente cadendo dalla pianta. Sulle foglie possono registrarsi macchie con aloni di colore rosso ramato o più scuro, la cui parte interna risulta più chiara di colore aranciato.

Metodi di difesa

La lotta contro il cancro batterico del mirtillo gigante si effettua sia nei piccoli frutteti che nei vivai dove può causare forti danni in caso di mancato controllo. I metodi di difesa sono principalmente le buone pratiche agronomiche che prevedono anche la cura delle piante nel periodo invernale.

Per limitare la propagazione del batterio si possono adottare i seguenti mezzi di difesa:

  • Impiego di varietà che presentano una più elevata resistenza al cancro batterico.
  • Sterilizzazione dei materiali di propagazione, contenitori, forbici e cesoie utilizzati per la potatura.
  • Utilizzo di terricci sterili (anche se non è del tutto accertata la conservazione del batterio nel terreno).
  • Eliminazione delle ramificazioni e del fogliame dal terreno, rimozione dei rami morti o danneggiati dalle intemperie.
  • Corrette tecniche di potatura (descritte in dettaglio nella guida alla potatura del mirtillo).
  • Cura dei danni provocati dal gelo con protezione delle colture.
  • Distruzione nel periodo di inattività del batterio di tutte le parti infette, rami giovani colpiti e residui colturali.

Altre corrette pratiche agronomiche prevedono la somministrazione nei tempi e nei modi indicati del concime utilizzato per la coltura del mirtillo. Questa corretta gestione delle concimazioni favorisce il naturale ciclo di sviluppo della pianta limitando al minimo l’emissione di ricacci nel periodo autunnale, con conseguente ritardo nella lignificazione dei tralci e conseguente esposizione degli stessi al batterio.

Metodi di lotta chimica efficaci contro il batterio non sono ancora stati studiati. Tuttavia l’utilizzo di prodotti ad ampio spettro impiegati per la lotta alle malattie crittogamiche, come ad esempio ossicloruro di rame o poltiglia bordolese la quale risulta particolarmente resistente dal punto di vista della permanenza sulla pianta, hanno fatto registrare una diminuzione dei focolai del batterio alla ripresa vegetativa della pianta. I trattamenti con ossicloruro di rame vengono fatti nel periodo autunnale prima dell’inizio dei lunghi periodi di pioggia, si effettuano due trattamenti distanziati di 15 giorni possibilmente lontano dalle piogge.

I trattamenti con prodotti rameici vengono ripetuti anche in primavera in relazione all’entità di precedenti attacchi e in base ad eventuali danni provocati dal gelo. Si effettuano due trattamenti a partire da fine primavera e a distanza di 15-20 giorni ripetendo l’applicazione.

Approfondimenti

Bibliografia

  • Fondamenti di patologia vegetale. Patron Editore

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