Bozzacchioni del susino, Taphrina pruni

Descrizione

Il Taphrina pruni è un fungo ascomicete agente eziologico della malattia che comunemente viene chiamata “Bozzacchioni del susino”.

Non è una malattia molto diffusa e non sempre si manifesta in modo aggressivo, talvolta non sono giustificati i trattamenti e spesso bastano le sole cure di prevenzione per evitarne la comparsa, cure necessarie anche a prevenire altre malattie di origine fungina.

Tuttavia è bene conoscere come comportarsi in caso di comparsa per evitare future diffusioni in caso di condizioni favorevoli alla proliferazione del fungo.

Piante colpite

La pianta colpita da questa malattia è il susino e tutte le varietà, anche se alcune sembrano non manifestare tali sintomi sono comunque soggette ad attacchi. Anche altre piante ornamentali appartenenti al genere Prunus spp. Possono essere colpiti dalla malattia anche specie di interesse ornamentale tra esse ci sono Prunus pissardii e Prunus spinosa.

Ciclo di vita

Il fungo Taphrina pruni si diffonde in particolari condizioni ambientali di elevata umidità dell’aria e temperature comprese tra gli 8 e i 25 gradi. Si diffonde alla fine del periodo invernale quando le piante si apprestano all’emissione dei fiori.

È proprio in questa fase che avviene l’inoculo delle spore e la proliferazione nelle settimane successive del fungo.

Nella fase di svernamento il fungo si insedia tra la corteccia delle piante ospiti e tra le gemme, vi permane in uno stato di quiescenza in attesa delle condizioni ideali per diffondersi nuovamente.

Danni

I sintomi dei bozzacchioni del susino possono essere facilmente osservati sui frutti. Una volta contagiate le strutture fiorali il fungo si sviluppa lentamente nei frutti che assumono una forma irregolare piuttosto ricurva e allungata, quella che è la normale buccia liscia del frutto si trasforma in una superficie rugosa che man mano avvizzisce. Il colore del frutto varia dal giallo ocra al giallo chiaro e successivamente con la crescita del frutto vira in grigio, la struttura interna del frutto diviene suberosa.

Oltre a questo aspetto a volte si può osservare su parte o su tutta la superficie del frutto una patina pruinosa di colore biancastro. I frutti che assumono questa forma prendono il nome di Bozzacchioni.

Metodi di difesa

Il primo metodo di difesa contro i bozzacchioni del susino è l’eliminazione della vegetazione infetta. I frutti possono assumere il tipico aspetto di mummie che non deve essere confuso con la moniliosi, essa infatti non ne provoca la deformazione. Questi frutti mummificati vanno rimossi insieme a quelli deformi e alle ramificazioni che li hanno generati. Come accennato prima infatti il fungo può insediarsi nelle fessurazioni della corteccia.

Le parti malate vanno allontanate dalla coltura e possibilmente bruciate. I tagli effettuati a carico della piante devono essere sterilizzati con prodotti rameici. È bene sterilizzare sia prima che dopo le attrezzature utilizzate per le operazioni di taglio.

Per la prevenzione invece è possibile ricorrere sempre a prodotti rameici con funzione anticrittogamica, si possono utilizzare prodotti a base di rame come ossicloruro di rame-50, solfato di rame, poltiglia bordolese, ecc. Questi prodotti vanno applicati in momenti specifici che coincidono con le fasi più suscettibili del fungo. La prima applicazione deve essere effettuata in autunno nella fase di caduta del fogliame, è bene prestare attenzione al periodo del trattamento, non devono infatti esserci piogge per almeno 3-4 giorni prima del trattamento e altri 2-3 giorni dopo il trattamento altrimenti l’azione andrebbe a svanire.

Il secondo trattamento si effettua con le stesse modalità nella prima fase di ripresa vegetativa della pianta quindi indicativamente a fine inverno con differenze a seconda del luogo di coltivazione. L’applicazione si effettua irrorando in modo uniforme la chioma senza tralasciare alcuna parte, una leggera irrorazione anche dei tessuti legnosi danneggiati può essere un modo preventivo per limitare l’inoculo del fungo.

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