Coltivazione Indivie

Per indivie si indicano due specie principali di insalate da taglio: indivia scarola e indivia riccia chiamata anche indivia ricciuta. Si tratta di piante erbacee biennali a volte perenni che negli orti vengono coltivate come piante annuali, la coltura quindi si rinnova annualmente.

Sono piante abbastanza resistenti al freddo e sopportano bene temperature intorno allo zero. Tuttavia riscontrano dei problemi se vengono colpite dalle gelate durante le fasi più delicate dello sviluppo.
Vediamo quali sono le tecniche di coltivazione dell’indivia e le fasi principali, le quali valgono per tutte le varietà e cultivar conosciute, variano soltanto i periodi di semina e raccolta.

Preparare il terreno

Il terreno più adatto alla coltivazione della indivia è molto simile a quello per la lattuga, ovvero di medio impasto, ricco di sostanza organica e con un pH ottimale intorno a 6-7,5. Sono da evitare terreni troppo compatti che possono portare a ristagni idrici, da evitare anche i terreni con poco scheletro e quelli poveri di sostanza organica.
Le specie più coltivate di indivia e le cultivar derivanti presentano comunque una vasta gamma di terreni in cui possono dare il meglio, sono state ottenute negli anni varietà abbastanza resistenti e capaci di sopportare anche stress idrici.

La semina dell’indivia viene fatta dopo le lavorazioni al terreno che in genere consistono in una fresatura e in una appianatura. A seconda della coltivazione che precede la semina delle indivie è opportuno effettuare due lavorazioni nel periodo di fine estate. In genere però basta soltanto una lavorazione che può essere una fresatura se le colture che precedono sono: pomodori, piselli, fagioli, fagiolini; oppure un aratura se sono state coltivate patate, fave, peperoni, e cavoli. In questo stesso periodo è possibile incorporare del letame ben maturo se non si è già provveduto a farlo per la coltura precedente.

L’altra lavorazione viene fatta nel periodo che precede la semina, circa 1-2 settimane prima, al fine di eliminare le eventuali erbe infestanti e areare la superficie rimescolando lo strato organico che si è formato durante il periodo invernale, in genere questa lavorazione consiste in una fresatura poco profonda, circa 20cm da fare a seconda della dimensione dell’appezzamento di coltivazione con una motozappa, un motocoltivatore o una fresa.

Come si semina

Effettuate le dovute lavorazioni al terreno si può procedere con la piantumazione delle indivie, bisogna però dire che a seconda delle necessità è possibile fare una semina precoce anche nel periodo invernale avendo così una disponibilità immediata di indivie già dalla primavera.
La semina in pieno campo si effettua dal mese di luglio e può continuare fino alla fine di agosto. In questo modo di può avere un raccolto per tutto l’autunno. Se si preferisce avere una disponibilità di indivia da taglio anche per il periodo invernale è possibile estendere le semine fino alla fine del mese di settembre e se il tempo lo permette anche fino alla prima metà del mese di ottobre.

Piantare le indivie nel periodo di gennaio e febbraio per ottenere una produzione per la primavera, questa semina però va fatta soltanto se si ha a disposizione dei cassoni riscaldati o dei semenzai oppure una serra sotto cui effettuare la coltivazione.

Coltivare l’indivia in pieno campo nei mesi più caldi (quindi da marzo in poi) è possibile dopo aver effettuato le opportune lavorazioni la stagione precedente e qualche settimana prima della semina, le stesse lavorazioni descritte in precedenza.
In pieno campo la semina si effettua in filari che vengono distanziati minimo di 30cm, a seconda della varietà si arriva anche a 50cm specialmente se si vogliono effettuare gli interventi di sarchiatura con una motozappa.
Tra le piante si lascia una distanza di circa 30cm, è possibile anche una coltivazione più folta riducendo le distanze, questo però rende più difficile le lavorazioni di diserbo che andranno fatte manualmente utilizzando una zappa. I semi vanno collocati rado e ricoperti con un sottile strato di terriccio fine (può essere utilizzato per questo scopo del terriccio generico per la semina), dopodiché si innaffieranno con un innesto a pioggia fine.

Tutte le piante che verranno coltivate in anticipo dovranno essere messe a dimora soltanto quando avranno raggiunto la quarta/quinta foglia.

Per il trapianto delle indivie si procede come segue:

  1. Sul terreno lavorato come descritto prima si effettuano delle piccole buche distanziate secondo le misure indicate prima (è consigliabile l’uso di un piantatoio) profonde quanto basta per interrare il panetto di terra con le radici, è importante non rimuovere la terra per non causare danno all’apparato radicale.
  2. Fatto ciò si procede con il riempimento dello spazio rimasto con del terreno o terriccio organico maturo, avendo cura di farlo aderire per bene pressando leggermente, il livello del terreno deve essere uguale a quello del vaso o contenitore precedente, il terreno quindi non deve essere ne troppo basso ne coprire eccessivamente il colletto delle piantine.
  3. Dopo la messa a dimora viene effettuata un innaffiatura bagnando il terreno anche nella zona circostante assicurando così un umidità residua che gioverà alle piantine.

A seconda del periodo dell’anno e della temperatura le indivie dovranno ricevere delle innaffiature costanti almeno fino a che non avranno mostrato dei segni di ripresa vegetativa. In terreni irrigui e particolarmente umidi non è necessario un innaffiatura costante, spesso le coltivazioni vengono lasciate crescere senza interventi di irrigazione, la pioggia da sola fornirà l’umidità di cui le piante avranno bisogno.

Durante la crescita le piantine in pieno campo avranno la necessità, come già accennato, di sarchiature, in genere bastano un paio di interventi, uno durante la crescita è uno qualche settimana prima che le piante possano essere raccolte.

Imbianchimento
Questa tecnica colturale consiste nel far crescere le piante in condizioni di scarsa illuminazione, più precisamente si provvede a proteggere la parte interna delle piante dai raggi diretti del sole, in questo modo le piante formano foglie di colore bianco. Viene usata per produrre piante le cui foglie risultano molto tenere e di sapore delicato, spesso si utilizzano direttamente cultivar predisposte a all’imbianchimento.
Esistono vari modi per portare le piante all’imbianchimento, tra quelli più usati:

  • Legatura, consiste nel legare le foglie più esterne in modo che la parte centrale sia coperta, questa operazione viene effettuata dalle tre alle due settimane prima della maturazione delle piante
  • Copertura, vengono usati dei teli o delle coperture simili che non permettono alla luce di penetrare
  • Coltivazione sotto tunnel opachi o completamente scuri, questa è un alternativa alla copertura che prevede il trapianto delle piantine sotto tunnel predisposti.

Come si raccoglie

La raccolta delle indivie viene fatta a scalare durante tutto l’anno a seconda del periodo di impianto. Le piante per essere raccolte devono aver formato un cespo di dimensioni consistenti che per dimensioni si differenzia di varietà in varietà.
Per la raccolta delle piante di indivia si procede nel recidere completamente la pianta alla base del colletto sotto l’attaccatura delle foglie, in questo modo di ottiene un cespo intero senza staccare singolarmente le foglie, per questa operazione il più delle volte è necessario scansare il fogliame più esterno e tagliare sotto il livello del terreno a circa 3cm.

Come si conserva

L’indivia si può conservare in frigo a temperature di 4-8 gradi e umidità medio alta per qualche settimana. Bisogna però ricordare che è un ortaggio che viene consumato prevalentemente fresco, in coltivazioni casalinghe è consigliabile la raccolta soltanto nel momento della necessità poiché i cespi cominciano ad appassire già dopo qualche giorno perdendo progressivamente turgore e proprietà nutritive.

Le concimazioni

La somministrazione di letame deve avvenire molto prima della coltivazione soprattutto se si utilizza stallatico fresco, le indivie infatti sono molto sensibili alla fermentazione e possono manifestare segni di marciume soprattutto alle radici. In genere vengono utilizzati 1-2 Kg di letame per ogni metro quadro di coltivazione da incorporare al terreno nelle prime lavorazione, meglio se nella coltura precedente.

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