Ceratofillo comune, Ceratophyllum demersum

Descrizione

Il Ceratophyllum demersum conosciuto comunemente come Ceratofillo comune è una pianta d’acqua dolce appartenente alla famiglia delle Ceratophyllaceae. È una specie perenne che vive parzialmente sommersa in acqua, da questa sua caratteristica ne deriva anche il nome. Le sue origini risalgono al continente africano e in particolare nell’Africa tropicale ma è diffusa ampiamente anche nelle regioni mediterranee e in Europa centro-orientale.

Nel nostro paese è diffusa largamente in quasi tutte le regioni, presente in stagni e acquitrini dove c’è poca corrente, la sua diffusione è contenuta e non risulta infestante.

Al suo genere appartengono altre specie, tutte piante acquatiche impiegate in prevalenza per la coltivazione in acquari e in laghetti ornamentali.

Il ceratofillo è composto da vari steli di aspetto esile, lunghi dai 30 ai 60 cm. Le foglie appaiono in verticilli, sono di colore verde scuro, fragili e biforcute con una lunghezza che va dai 10 ai 40 mm. Il fogliame ha la tendenza a svilupparsi molto di più nella parte apicale dei fusti per diminuire in numero all’avvicinarsi dell’apice dove risulta più rado.

Nel periodo estivo avviene la fioritura. I fiori sono piccoli e non sono tanto considerati dal punto di vista ornamentale, ci sono alcune differenze tra quelli maschili e quelli femminili. I primi hanno un colore bianco e sono larghi al massimo 3 mm, quelli femminili invece sono di colore verde e larghi al massimo 1 mm. Entrambi hanno una forma a coppa e si originano dall’ascella fogliare.

Non possiede un vero e proprio apparato radicale ma l’apice dei fusti risulta essere un rizoma modificato (turione) che a contatto con il terreno può ancorarsi per dare vita a nuove piante.

La pianta si accresce di molto ma in genere la tendenza ad espandersi è limitata nel tempo e può essere sempre controllata senza troppa fatica. Le dimensioni finali quindi sono non ben determinate, se lasciata crescere liberamente può occupare una larga superficie.

È una specie molto rustica, riesce tranquillamente a resistere a temperature esterne di -10 gradi, la superficie del laghetto ghiaccia creando uno strato protettivo che mantiene l’acqua sottostante a +0 gradi. Tuttavia resiste anche a un totale ghiacciamento verificabile negli stagni artificiali non troppo profondi, ma è preferibile evitare tali condizioni.

L’utilizzo del ceratofillo comune può essere vario. La sua coltivazione legata al mondo del giardinaggio avviene in piccoli stagni o laghetti artificiali per conferire un aspetto ornamentale e un tocco di verde ma non solo. Il Ceratophyllum demersum viene utilizzato largamente negli acquari il suo straordinario potere ossigenante è una caratteristica molto apprezzata soprattutto dagli amanti dell’acquariofilia e nell’ambito dell’acquacoltura.

In alcuni territori la pianta risulta essere una specie infestante e per questo sono previste alcune misure preventive per arginarne la diffusione. Il ceratofillo riesce a contenere lo sviluppo di alcune alghe, diviene utile in caso di prolungata assenza di ricambio d’acqua per limitare e bloccare il proliferare soprattutto di cianobatteri.

Tipo di Terreno

La pianta non richiede un particolare tipo di substrato. Possono essere utilizzati dei terricci limosi o sabbiosi senza accorgimenti in merito alla disponibilità di nutrienti.

Questa specie riesce a vegetare anche senza un substrato a cui ancorarsi l’importante però è che non ci sia una corrente d’acqua troppo forte che ne impedisca lo stazionamento, in questi casi è necessario ancorarla al fondo.

Esposizione

L’esposizione della pianta è in pieno sole, tollera tuttavia posizioni in mezza ombra.

Se impiegata per la coltivazione in acquari, i quali sono prevalentemente esposti in ambienti interni è però necessario fornire una buona intensità di luce artificiale.

Nelle piante coltivate in acquario le foglie tendono a svilupparsi in modo uniforme senza creare il tipico addensamento all’apice che invece posseggono le piante coltivate in zone esposte al sole diretto. Le piante a volte in condizioni di poca luminosità tendono a schiarire diventando di colore verde chiaro.

Moltiplicazione

La moltiplicazione del ceratofillo viene fatta prevalentemente tramite talea erbacea.

Le fasi di moltiplicazione sono semplici da mettere in pratica e non richiedono molta esperienza, basta attenersi ai passaggi illustrati di seguito, la riproduzione può essere fatta sia in estate che in primavera:

  1. Procurarsi dei piccoli vasi o delle cassette a seconda della quantità di piante che si desidera moltiplicare. Utilizzare del terriccio composto prevalentemente da argilla.
  2. Scegliere i getti più sani e vigorosi e staccarli dalla pianta madre, è importante selezionare i migliori scartando quelli meno sviluppati.
  3. Riempire i vasi con il terriccio senza compattarlo troppo. Praticare un piccolo foro al centro con l’utilizzo di un pezzo di legno, deve essere abbastanza largo per ospitare la talea che andrà collocata circa a 3-4cm di profondità. Compattare poi il substrato attorno alla talea.
  4. Procurarsi una grande vasca, un secchio o un qualsiasi contenitore in plastica capace di contenere dell’acqua e che sia abbastanza grande per ospitare i vasi utilizzati per l’impianto.
  5. Collocare i vasi all’interno e riempire il contenitore sommergendo totalmente le piante.

La ripresa dei nuovi getti è abbastanza rapida, dopo 4-5 mesi è possibile mettere le piante a dimora nel loro posto definitivo.

Un accorgimento importante da fare riguarda il substrato. È possibile infatti che il terriccio dei vasi possa facilmente fuoriuscire dai vasetti, in questo caso è necessario predisporre una retina o una calza in nylon sopra i vasetti, ancorandola con dello spago poco sotto il bordo in rilievo. Quando si dovrà interrare la talea si praticherà un piccolo foro sulla retina. Questa soluzione insieme all’utilizzo di sacchetti in yuta o in sacchetti formati da materiale traspirante (non i sacchetti in plastica) sono un buon modo per evitare la dispersione del substrato in acqua.

Tuttavia l’utilizzo del terriccio non è necessario è possibile infatti utilizzare anche del pietrisco fine, in questo caso si colloca la porzione di pianta a circa 5-7cm di profondità e si riempie con il pietrisco in modo da bloccare la risalita del fusto. Utilizzando il pietrisco in genere l’attecchimento risulta più lento.

Accorgimenti colturali

La pianta di ceratofillo per svilupparsi al meglio necessita di una temperatura dell’acqua in media di 18-20 gradi nel periodo estivo. In inverno come accennato riesce a vegetare anche a temperature basse e a picchi al disotto dello zero.

Questa specie si adatta in modo ottimale a diversi tipi di substrato (anche se in realtà non ne ha bisogno se coltivata in acquario) ma ancora di più a diversi gradi di pH dell’acqua. Tollera bene acque calcaree con pH che raggiunge valori superiori a 8, massimo 8,5.

La pianta tende a rinnovare spontaneamente la vegetazione in primavera producendo nuovi steli se questa viene esposta a temperature eccessivamente basse per lungo tempo.

In natura questa specie tende a crescere liberamente semi-sommersa, questa condizione può essere replicata tranquillamente anche in uno stagno, altrimenti è necessario ancorarla al fondo o coltivare i fusti nel terreno.

Malattie, parassiti e avversità

Una problematica comune di queste piante riguarda principalmente la presenza di alghe parassite che si sviluppano nutrendosi delle foglie e dei fusti.

Le parti più soggette ad attacchi sono i fusti nella loro parte bassa e le foglie che si formano in prevalenza nei primi 10-15cm della pianta.

Oltre questa problematica la pianta non risulta soggetta ad attacchi da parte di altri parassiti. Ci sono però alcune manifestazioni che si possono facilmente riscontrare a carico del fogliame, si tratta perlopiù di decolorazioni e clorosi dovute  a squilibri nella presenza di nutrienti dell’acqua.

I più comuni sono i seguenti.

  • Presenza eccessiva di ferro: foglie che manifestano un colore rossastro più o meno scuro a seconda della quantità dell’elemento. Anche gli steli possono essere soggetti alla colorazione rossa.
  • Presenza eccessiva di calcio: gli internodi sono più ravvicinati, le foglie tendono ad ispessirsi ma sono i fusti quelli che si ingrossano maggiormente.
  • Presenza eccessiva di zolfo: gli internodi della pianta risultano più ravvicinati, le foglie sono più numerose ma presentano una lunghezza ridotta a pochi centimetri

Approfondimenti

Bibliografia

  • RHS Encyclopedia of Gardening, Christopher Brickell
  • Flora d’Italia, Sandro Pignatti – Edagricole

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