Introduzione all’uso dei germogli nell’alimentazione

L’utilizzo dei germogli come costituenti di una dieta variata e quanto più completa risale a molti secoli prima della civiltà romana. Tuttavia con il passare del tempo e con le nuove tecniche di agricoltura introdotte questa pratica è stata via via abbandonata. Perché limitarsi a mangiare i germogli quando si poteva avere un’intera pianta o meglio ancora altri semi e quindi un raccolto completo e in grado di soddisfare il bisogno di un intera famiglia.

Oggi questa pratica sembra riscoperta e con le nuove conoscenze abbiamo più informazioni su questo prezioso e sano alimento.

La storia dei germogli

Da testi antichi rinvenuti negli anni, appartenenti a medici cinesi si evince che i germogli erano e sono tuttora ricchi di proprietà benefiche, antiinfiammatori oltre che ricchi di vitamine e sali minerali. 5000 anni AC quando venivano usati dalle popolazioni cinesi queste proprietà erano già ben note, venivano impiegati in una dieta alimentare e considerati parte integrante di essa.

I germogli venivano usati nel periodo invernale quando la scarsità di altre fonti di cibo impediva un alimentazione completa, i Cinesi a anche altre popolazioni asiatiche gli usavano come fonte di riserva per l’apporto di proteine, vitamine ed enzimi.

Tra le varie popolazioni vi era quella degli Hunza, civiltà scoperta nella prima metà del novecento da un esploratore inglese che faceva ricerche nel territorio Indiano. Gli Hunza erano appunto un popolo Indiano dell’Asia che come cibo principale consumava prevalentemente germogli, contrariamente a quello che si può pensare erano tutt’altro che gracili e senza forze, bensì molto vigorosi e con una longevità particolarmente alta rispetto ad altre popolazioni.

Nonostante i molti cambiamenti portati dall’agricoltura al giorno d’oggi molti popoli Asiatici conservano ancora le tradizioni e consumano i germogli nella loro alimentazione abituale.

Anche gli antichi romani utilizzavano i germogli per la loro alimentazione. In realtà erano soliti trasportare varie sementi nei loro lunghi viaggi in terre di conquista. Nelle soste quindi svuotavano le sacche e cuocevano i semi che potevano essere di varia natura, come fagioli, ceci, farro, orzo, grano ecc… Durante il trasporto però spesso i piccoli semi germogliavano per via dell’umidità e del calore a cui erano sottoposti. Venivano così consumati insieme ai semi non germogliati oppure venivano integrati nella preparazioni di pane o altri preparati come focacce e stufati, grazie alla loro tenerezza consumati anche da soli.

Successivamente negli anni l’avanzare dell’agricoltura ha cancellato quasi del tutto la pratica del consumo dei germogli. I semi venivano conservati e piantati per aumentare il raccolto. Solo nel diciottesimo secolo, nel mondo occidentale i germogli sono stati reintrodotti in seguito a viaggi ed esplorazioni verso l’oriente.

Le lunghe traversate spingevano i soldati e le truppe ad un alimentazione poco curata e poco varia. Di conseguenza sorgevano molte patologie particolari determinate da mancanze di vitamine, solo grazie all’uso casuale dei germogli si scoprì la loro particolare efficacia nell’apporto di vitamine e quindi al contrasto di pericolose carenze.

La prima scoperta portata dall’esploratore inglese James Cook riguardava l’utilizzo di un estratto di germogli di fagioli, assunto come bevanda era un ottimo rimedio contro le carenze vitaminiche.

In tempi più recenti, l’esercito inglese durante la prima guerra mondiale è ricorso all’utilizzo di questo estratto per combattere la malattia dello scorbuto provocata da una grave carenza di vitamina C.

Anche nella seconda guerra mondiale i germogli sono stati introdotti per assicurare alle truppe una fonte importante di nutrimento in alternativa alla carne e ai derivati animali che per molte ragioni non potevano essere sempre disponibili per saziare i soldati. Tuttavia l’uso dei germogli non ha interessato in modo significativo le popolazioni occidentali delle grandi città e neanche i piccoli villaggi o paesi ne facevano uso. Così in ben poco tempo l’uso dei germogli scomparì del tutto.

Negli ultimi decenni il sapere a portata di mano per gran parte della popolazione mondiale ha dato il via ad una nuova diffusione dell’utilizzo di questo alimento nella dieta quotidiana.

La particolarità di questo alimento è che richiede una manipolazione quasi nulla e un costo davvero basso per essere prodotto. Considerando poi il rapporto spesa/nutrimento i germogli superano di gran lunga qualsiasi altro alimento disponibile. Non è necessario utilizzare un campo per produrli, ciò di cui hanno bisogno sono soltanto umidità e calore.

Come possono aiutarci i germogli

Il concetto fondamentale da capire è il ruolo che tale alimento può avere in una dieta. Senza spiegare nel dettaglio cosa sia una dieta è possibile considerarla con un esempio semplice e di facile comprensione per chi coltiva: l’insieme di elementi che compongono un terreno (sabbia, compost, argilla espansa, torba ecc…) in vaso determina la riuscita della coltura e la salute generale della pianta, la dieta può essere considerata un insieme di elementi essenziali che devono essere presenti in maniera equilibrata e completa per permettere al nostro organismo di vivere e svilupparsi al meglio.

I germogli quindi possono essere un valido alimento integrativo per assicurare al nostro organismo una serie di elementi importanti ed essenziali, tra questi ci sono vitamine, sali minerali, aminoacidi e altri. Cosa non sono i germogli? Non sono un sostituto di altre fonti di nutrimento come cereali, carne, legumi o altri vegetali, tanto meno di frutta.

Ecco perché è importante conoscere a fondo come sono composti e quali nutrienti possono fornire al nostro organismo, perché non tutti i germogli hanno una uguale composizione.

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